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Il Parlamento Europeo

Il PE è l'Istituzione di espressione democratica e di controllo dell'Unione europea e rappresenta gli oltre 500 milioni di cittadini dei 28 Stati che fanno parte dell'Unione. Il Parlamento si riunisce a Strasburgo e a Bruxelles, mentre il Segretariato generale ha sede a Lussemburgo.

Strasburgo, Aula plenaria del PE - I deputati al voto per alzata di mano.
Strasburgo, Aula plenaria del PE - I deputati al voto per alzata di mano.
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Nel Parlamento europeo siedono 751 deputati in rappresentanza dei cittadini dei 28 Stati membri dell'Unione europea. La popolazione di ciascuno Stato membro determina il numero di deputati eletti per Paese. I deputati non sono raggruppati per nazionalità ma per affinità politica. Le prime elezioni a suffragio universale per il Parlamento europeo si sono svolte nel 1979: è attualmente in corso l'ottava legislatura (inaugurata il 1 luglio 2014) .

Il cambiamento rispetta quanto previsto dal Trattato di Lisbona - entrato in vigore il 1 dicembre 2009 - e cioè:

- numero massimo dei deputati: 750 + 1 (il Presidente)
- numero massimo dei deputati per paese: 96
- numero minimo dei deputati per paese: 6

Tutti i deputati al PEI deputati per stato membro e gruppo politico

La suddivisione dei seggi dovrebbe essere rivista prima delle elezioni del 2019 sulla base di una proposta che il PE dovrà presentare prima della fine del 2016, per assicurare che i seggi siano distribuiri in modo "obiettivo, giusto, duraturo e trasparente". La proposta dovrebbe tenere conto del fatto che i deputati di Stati membri più grandi rappresentano un maggior numero di cittadini rispetto a queli più piccoli, riflettere i cambiamenti nel numero degli Stati membri aderenti all'UE e la tendenza demografica, rispettare complessivamente l'equilibrio del sistema istituzionale.

 

Il Parlamento europeo dopo il Trattato di Lisbona

Il Parlamento europeo esercita, come ogni Parlamento nazionale, tre poteri fondamentali: il potere di bilancio, il potere legislativo e di controllo democratico sull'Esecutivo.

Il Trattato di Lisbona conferisce più poteri al Parlamento europeo, rafforzandone il ruolo in campi che includono: agricoltura, pesca, energia, immigrazione, sicurezza, giustizia e affari interni, salute, fondi strutturali.

Più precisamente, il Parlamento diviene colegislatore con il Consiglio in nuovi settori, alcuni dei quali erano di competenza esclusiva del Consiglio: agricoltura e pesca, immigrazione legale, cooperazione giudiziaria, politica d'asilo, politica monetaria relativa all'utilizzazione dell'euro, fondi strutturali.

Mentre in altri nuovi settori, introdotti dal Trattato di Lisbona, quali ad esempio: energia, servizi di interesse economico generale, immigrazione, turismo, ricerca europea, sanità, sport, controlli alle frontiere, vige la co-decisione Parlamento-Consiglio.

Il Parlamento ottiene dal Trattato di Lisbona anche un ruolo maggiore nella definizione del bilancio comunitario. Cade la ripartizione tra "spese obbligatorie" e "spese non obbligatorie" e, insieme al Consiglio, decide sull'insieme del bilancio Ue.

Il Parlamento esercita un controllo democratico sull'intera attività comunitaria.

La Commissione europea, il Presidente del Consiglio europeo e l'alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue sono sottoposti all'approvazione del Parlamento europeo.

Il Parlamento approva gli accordi internazionali, anche commerciali, siglati dalla Ue e ha il potere di proporre modifiche ai trattati.