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Saccheggio dei siti culturali: quale ruolo per l’Europa?

Un genocidio culturale e la classificazione come crimini di guerra delle distruzioni deliberate, del saccheggio dei siti archeologici e del traffico illecito di oggetti d’arte nelle zone di Guerra: questo quanto evocato a Bruxelles nel corso di un’audizione pubblica organizzata dalla commissione cultura ed educazione del Parlamento europeo il 14 luglio a Bruxelles. I deputai e gli esperti partecipanti hanno ricordato l’urgenza di una legislazione internazionale armonizzata in questo ambito.
Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha organizzato una conferenza internazionale con i Ministri della cultura dei paesi partecipanti a Expo Milano 2015 e dei paesi europei dal titolo “Cultura come mezzo per migliorare il dialogo tra i popoli” e in corso oggi, 31 luglio, nell’Auditorium di Expo.


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I deputati europei hanno sottolineato la necessità di una reazione e di una cooperazione rafforzate a questo tipo di minacce, da parte di tutte le organizzazioni internazionali. “Grazie a questo incontro – ha dichiarato Silvia Costa, presidente della commissione Cultura del PE – abbiamo finalmente messo le basi per la pianificazione di una strategia europea che mira a lottare contro la distruzione dell’eredità culturale da parte dell’ISIS/Daesh e a limitare il commercio illegale di opere d’arte. Il rappresentante della Corte penale internazionale ha confermato infatti che esistono le condizioni giuridiche per considerare la distruzione intenzionale di beni artistici come un crimine contro l’umanità”.

Il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei bieni culturali (ICCROM) e l’Interpol hanno sottolineato la necessità di dotarsi di una legislazione europea sulle importazioni di beni culturali e artistici, oltre che di rafforzare la base dati Psyche e di un maggiore coordinamento tra le organizzazioni internazionali.

I recenti casi di saccheggio nelle zone storiche del Medio Oriente, in particolare la Siria e l’Irak, da parte di organizzazioni come il sedicente “stato islamico” (IS) e l’ampiezza del fenomeno del contrabbando di oggetti d’arte da queste zone – utilizzato per finanziare azioni terroristiche – necessitano di una reazione urgente.

L’esempio delle recenti restituzioni volontarie di oggetti d’arte inventariati come di provenienza illecita potrebbe incoraggiare gli Stati europei a ratificare rapidamente le convenzioni internazionali esistenti e a rendere operativa la legislazione, con severe sanzioni per i trafficanti. Gli esperti presenti hanno proposto la partecipazione europea alla creazione di “safe havens” (rifugi sicuri) come temporanea soluzione per la protezione delle opere, e il controllo del mercato nero di questi oggetti.

Nel corso dell’audizione è emerso che possono essere attivati strumenti di prevenzione per evitare il ripetersi di tali atti. La base dati degli oggetti rubati messa in linea da Interpol e direttamente accessibile dal pubblico, la cooperazione delle forse di polizia e doganali per l’identificazione e la confisca degli oggetti importati illegalmente o venduti sul mercato, la formazione perché gli esperti possano identificare e inventariare i siti e gli oggetti culturali, e le “équipe di salvataggio” in caso di catastrofe naturale o di guerra, sono già funzionanti e serviranno, a lungo termine, a ridurre nettamente i saccheggi.

Tutte queste azioni sono al momento molto limitate dalla legislazione frammentata e dalla cooperazione giudiziaria e politica debole a livello internazionale, sottolineano gli esperti. E’ altresì urgente rafforzare la cooperazione tra gli stati e tra le diverse organizzazioni internazionali, le università e altre parti, hanno spiegato i deputati europei.

I richiami all’azione dei deputati europei non resteranno senza effetto. I rappresentanti della Commissione europea, presenti all’audizione, hanno confermato la realizzazione a breve di uno studio sul traffico illecito di oggetti d’arte sul territorio dell’UE, concentrandosi sull’importazione di questi oggetti, al fine di stabilire in che misura è necessaria una legislazione armonizzata in questo ambito.

 

“La Conferenza internazionale dei ministri della Cultura che ha portato in Italia, a Milano (il 31/7/2015 ndr), ad Expo, coloro che sono chiamati a disegnare le politiche culturali di più di ottanta Paesi nel Mondo fa onore al Governo italiano e costituisce uno straordinario esempio di quella nuova diplomazia culturale che abbiamo messo al centro dell’agenda europea”. Lo ha detto la presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, Silvia Costa, illustrando alla conferenza le dieci proposte del Parlamento Europeo contro la distruzione e il traffico dei beni culturali, sulla base della risoluzione votata dagli eurodeputati ad aprile e dell’audizione della Commissione Cultura del 13 luglio.


“Questa conferenza internazionale è l’occasione per condividere con il Governo italiano e ministri della cultura questi impegni perché diventino una strategia in sede ONU e nell’ambito della Corte Penale Internazionale”, ha proseguito Silvia Costa. “Per fronteggiare la distruzione e il traffico dei beni culturali servono sostanzialmente due cose: concretezza e un gioco di squadra, a partire da UNESCO, perché siamo di fronte ad una responsabilità internazionale. Mi fa molto piacere che il Governo Italiano abbia raccolto per primo la sollecitazione del Parlamento Europeo confermando sinergia di intenti e di azioni”.

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