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L'Europa: una casa migliore per i suoi cittadini ebrei

La situazione attuale dell’antisemitismo in Europa e le prospettive future per le comunità ebraiche sono state discusse, martedì pomeriggio, nel corso di una conferenza ospitata dal Presidente del PE Martin Schulz, e dal primo VP, Antonio Tajani, al PE di Bruxelles.

 Il Rabbino Lord Jonathan Sacks, ospite dell'incontro al PE del 27/9/2016© European Union 2016 - European Parliament
Il Rabbino Lord Jonathan Sacks, ospite dell'incontro al PE del 27/9/2016© European Union 2016 - European Parliament

“Dobbiamo guardare in faccia la realtà: c’è un problema di antisemitismo in Europa”, ha esordito Antonio Tajani, vicepresidente del PE e responsabile per il dialogo interreligioso. L’Europa deve impegnarsi, ha aggiunto, politicamente e pubblicamente per garantire un futuro prospero e protezione alla comunità ebraica in Europa, specialmente alle giovani generazioni perché credano nel progetto europeo e partecipino alla sua realizzazione.

E ricordando i dati dell’esodo degli ebrei europei verso Israele (quasi 10.000 nel 2015 secondo la Jewish Agency), risultato del persistente clima d’odio nei loro confronti, ha affermato che “L'Europa senza gli ebrei non sarebbe più Europa".

Il Presidente del PE Martin Schulz, chiudendo la conferenza, ha ribadito che la popolazione ebraica in Europa è diminuita da quasi quattro milioni nel 1945 a poco più di un milione oggi, e che gli ebrei continuano a subire violenze verbali o fisiche. Si deve dunque, accanto a un chiaro impegno politico, “agire efficacemente nel più breve tempo possibile. L'Europa deve essere una casa migliore per i suoi cittadini ebrei”.

"Alcuni di noi ancora non hanno capito che ciò che ci rende europei non è il nostro sangue o la religione, ma la nostra forte adesione ai nostri valori fondamentali della tolleranza, del rispetto e della libertà", ha aggiunto il Presidente Schulz.

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Pubblicato il 28 settembre 2016