Diritto di iniziativa dei cittadini e dialogo sociale
Diritto di iniziativa popolare
- Il funzionamento dell'Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa attraverso il diritto di voto attivo e passivo del singolo cittadino dell'Unione alle elezioni del Parlamento europeo.
- Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione. Le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini.
- I cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell'Unione, nel Parlamento europeo.
- Gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio europeo dai rispettivi Capi di Stato o di Governo e nel Consiglio dai rispettivi Governi, a loro volta democraticamente responsabili dinanzi ai loro Parlamenti nazionali o dinanzi ai loro cittadini.
In conformità a questi nuovi principi s'introduce l'importante riconoscimento all'Iniziativa popolare che, con il suo valore giuridico vincolante, sancisce la concretizzazione di valori democratici universali da trasmettere alle generazioni future. Il diritto di Iniziativa è uno strumento di trasparenza che avvicina i cittadini alla macchina comunitaria e crea legami civici transnazionali su temi comuni.
A partire dal 12 Aprile 2012, questo diritto, introdotto dal Trattato di Lisbona, permetterà ad almeno un milione di cittadini europei, provenienti da un numero significativo di Stati membri, di chiedere all'Unione europea una nuova legge riguardante un tema che ricada nell'ambito di competenza della Commissione.
COME FUNZIONA
Presentare un'Iniziativa popolare è molto semplice; basta seguire 10 tappe fondamentali:
1) Costituire un comitato di cittadini. È necessario un minimo di sette persone che vivono in sette diversi Stati membri dell'UE.
2) Sottoporre l'iniziativa alla Commissione europea in una delle 23 lingue ufficiali dell'UE. Occorre anzitutto fornire alcune informazioni di base: il titolo dell'iniziativa, una breve sintesi dell'oggetto, un riferimento ai trattati dell'UE, le informazioni per contattare il comitato dei cittadini.
3) La Commissione risponde entro due mesi, comunicando se l'iniziativa soddisfa le condizioni essenziali per procedere.
4) L'iniziativa è pubblicata nel registro online e si può iniziare la raccolta di firme, sia in formato cartaceo sia elettronico. La Commissione fornisce gratuitamente un software open - source per la raccolta di firme online.
5) I dati necessari alla raccolta delle firme (p. es. nome, indirizzo, nazionalità) possono variare da uno Stato membro all'altro. Occorre quindi verificare i requisiti nazionali.
6) Non basta raccogliere le firme in un paese. È, infatti, necessario che i firmatari provengano da almeno un quarto degli Stati membri dell'UE. Poiché attualmente gli attuali Stati membri sono 27, le firme dovranno essere raccolte in almeno 7 Stati.
7) È necessario ottenere un numero di firme minimo in ogni paese (in almeno un quarto degli Stati membri dell'UE). La formula, quindi, è la seguente: moltiplicare per 750 il numero dei deputati al Parlamento europeo eletti da ogni Stato. Così, per esempio, a Cipro ci vorranno almeno 4.500 firme, in Romania 24.750, e via dicendo.
8) I cittadini hanno un anno di tempo per raccogliere le firme; se il numero di firme necessarie è raggiunto, si presentano a ogni Stato membro coinvolto. Spetta, infatti, ai singoli Stati accertarne la validità entro 3 mesi di tempo.
9) Se la verifica risulta positiva, ogni Stato membro rilascia un certificato che ne conferma la validità. A questo punto, occorre presentare i certificati alla Commissione. Bisogna inoltre indicare qualunque forma di sostegno o finanziamento ricevuto per l'iniziativa. La Commissione pubblica tutte queste informazioni sul suo sito web.
10) A questo punto l'Iniziativa è presentata dai suoi promotori alla Commissione europea e durante un'audizione pubblica al Parlamento europeo. La Commissione europea, entro i 3 mesi successivi alla presentazione, informerà i promotori in merito al seguito dell'iniziativa e alle azioni che intende adottare rendendo pubbliche tali informazioni.
PASSI SUCCESSIVI
Dopo l'approvazione formale del Consiglio, gli Stati membri avranno dodici mesi per l'implementazione nazionale della nuova legislazione.
Dialogo sociale
Si riconosce anche l'importanza del dialogo tra cittadini, associazioni pubbliche e Istituzioni dell'Unione al fine di rendere il cittadino partecipe delle decisioni europee.
Partendo dal presupposto che la trasparenza e la pubblicità del lavoro facilitano la partecipazione della società civile, le sedute del Consiglio dei Ministri saranno pubbliche, permettendo così ai giornalisti di svolgere per il cittadino la necessaria azione d'informazione.
In materia sociale, il Trattato prevede che il dialogo avvenga attraverso un "Vertice Sociale Trilaterale tra le parti sociali europee e l'Unione, per la crescita e l'occupazione".
Con il Trattato di Lisbona: "L'Unione e gli Stati membri, tenuti presenti i diritti sociali fondamentali, quali quelli definiti nella Carta sociale europea firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, hanno come obiettivi la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l'emarginazione". (Politica Sociale art.151 ex articolo 136 del TCE).
Una clausola sociale esige che nel definire e attuare le varie politiche dell'UE, occorra tener conto degli aspetti sociali, quali lo sviluppo di un livello elevato di occupazione e di educazione, la formazione e la protezione della salute umana, la garanzia di un'adeguata protezione sociale e la lotta contro l'esclusione sociale.
























