giovedì 25 febbraio 2010

Aumentare congedo di maternità in Europa.

Aumento del congedo di maternità, retribuzione durante il periodo di gravidanza, riconoscimento del congedo di paternità: sono queste le richieste della commissione parlamentare per i diritti delle donne.

Nell'ottobre del 2008 la Commissione europea ha presentato una proposta per modificare la direttiva 92/85/CEE, chiedendo un aumento del congedo di maternità da un minimo di 14 a18 settimane.

Questa settimana la commissione parlamentare per i diritti delle donne ha approvato la relazione dell'eurodeputato Edite Estrela (19 voti a favore, 13 contro e 1 astensione), con la quale propone che la durata minima del congedo di maternità nell'Unione europea sia prolungata da 14 a 20 settimane.

Secondo il principio di sussidiarietà lo Stato membro, può mantenere o applicare una norma interna più favorevole rispetto alle norme europee. In Italia, ad esempio, la legislazione prevede un'astensione obbligatoria dal lavoro due mesi prima del parto e tre mesi dopo.

La commissione parlamentare per i diritti delle donne propone che la nuova normativa si applichi a tutte le donne lavoratrici e ai genitori che adottano un bambino di età inferiore ai 12 mesi.

Un altro obiettivo della commissione del Parlamento è garantire alle donne in congedo di maternità una retribuzione pari all'ultimo salario ricevuto o alla media annuale delle retribuzioni mensili.

Per la prima volta, in ambito europeo, è stato proposto anche il congedo di paternità, che prevede l'astensione dal lavoro per 2 settimane durante il periodo di maternità.

La relazione della commissione prevede che il congedo di maternità sia concesso anche in situazioni specifiche, come parto prematuro, disabilità del bambino, oppure della madre, adolescenza della madre, parto gemellare, parto avvenuto entro 18 mesi dopo un parto precedente.

Inoltre, sono stati approvate anche delle modifiche che vietano di licenziare le donne dall'inizio della gravidanza fino ai 6 mesi successivi al congedo di maternità. L'obiettivo è permettere alle donne di tornare al lavoro mantenendo la stessa posizione lavorativa precedente o in una posizione equivalete e la stessa retribuzione.

La commissione sottolinea infine che le lavoratrici non possono essere obbligate a svolgere turni notturni e straordinari durante le 10 settimane che precedono il parto. Questa norma si applica durante tutto il periodo della gravidanza nel caso in cui la madre abbiano problemi di salute, e durante l'intero periodo di allattamento.