mercoledì 17 novembre 2010

Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale

L'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale è un'iniziativa del Parlamento europeo e del Consiglio. Combattere la povertà e l'esclusione sociale è essenziale per raggiungere gli obiettivi europei di maggiore coesione sociale, crescita economica e sviluppo di maggiori e migliori posti di lavoro.  

All'attuazione dell'Anno europeo concorre un'ampia serie di attori sia a livello locale che europeo, ciascuno Stato membro ha designato un organismo nazionale di attuazione responsabile dell'elaborazione dei programmi nazionali per l'Anno europeo.



L'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale si pone quattro obiettivi.
 Riconoscere a tutti il diritto fondamentale ad avere una vita dignitosa e a partecipare attivamente alla vita della società.
 Rafforzare la politica dell'inclusione sociale attraverso i cittadini, sottolineando anche la responsabilità comune e individuale nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e promuovere l'impegno di tutti i soggetti pubblici e privati.
 Promuovere una più forte coesione nella società.
 Intensificare l'impegno e azione concreta: maggiore impegno dell'UE e degli Stati membri nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale.

L'Anno europeo è gestito dalla Commissione europea (DG Affari Sociali) e dispone di un budget di 26 milioni di euro, di cui 17 milioni provenienti dall'UE, a cui possono aggiungersi i finanziamenti privati.

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L'ITALIA E L'ANNO EUROPEO

In base alle indicazioni contenute nella Decisione europea (1098/2008/CE), ciascun Paese membro elabora un Programma nazionale degli obiettivi e delle iniziative connesse all'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale.

Il Programma Nazionale dell'Italia è elaborato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

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Alcuni dati

                                             Statistiche ....

Secondo il rapporto Eurostat del 2010 sulla povertà e l'esclusione sociale in Europa quasi ottanta milioni di cittadini dell'UE, pari al 16 % della popolazione totale, vivono al di sotto della soglia di povertà.
Nel documento si distingue fra povertà "estrema" e povertà "relativa". La prima è l'impossibilità di soddisfare i bisogni di base: nutrimento, acqua potabile, salute, alloggio, educazione.
La povertà relativa è legata al contesto in cui si vive: le entrate e le risorse sono tali da non permettere alle persone di vivere secondo gli standard "considerati accettabili nel loro contesto sociale" ovvero quando il loro reddito è inferiore al 60% del reddito individuale medio della comunità di riferimento. Questa è la forma di povertà più diffusa in Europa.
L'esclusione sociale è l'impossibilità di partecipare a quelle attività collettive che la società dà per scontate. Le persone che vivono una situazione di emarginazione si sentono spesso impotenti e lontane dagli ambiti di decisione che riguardano la loro vita. Il documento prodotto da Eurostat descrive il problema nella sua complessità prendendo in esame la povertà, l'educazione, l'accesso alle informazioni, una formazione adeguata, cure mediche accessibili.

Non si può combattere la povertà e l'esclusione sociale senza prendere in esame le ineguaglianze presenti nel tessuto sociale (di genere, di reddito, diseguaglianze nei consumi, nell'accesso al lavoro). Per fare un esempio, tra i paesi membri dell'UE la distribuzione del reddito può essere misurata comparando i livelli bassi e i livelli medi di reddito: più è grande la differenza relativa fra queste misure meno la distribuzione di reddito è equa. E ancora, le famiglie monoparentali con un figlio a carico (fino a 17 anni) hanno una disponibilità di reddito del 12.8% in meno rispetto ad un genitore single. Una coppia con un solo figlio a carico, invece, ha un reddito medio superiore del 13.5% rispetto ad una coppia con tre figli a carico.

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                                              ... e sondaggi
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Eurobarometro ha realizzato un interessante sondaggio sulla percezione della povertà, da parte dei cittadini europei.
Il 73% dei cittadini europei ritiene che la povertà sia un problema diffuso nel proprio paese e l'89% chiede al proprio governo un'azione immediata per affrontare il problema. Il 45% dei cittadini europei, nella lotta contro la povertà, ha più fiducia nell'azione promossa dall'UE rispetto a quella del proprio governo nazionale (36%).
Dai dati del sondaggio emerge che "la povertà può essere spiegata sia attraverso fattori sociali che attraverso fattori personali. Un alto livello di disoccupazione, stipendi e salari insufficienti, così come sussidi e pensioni limitati e alloggi dignitosi troppo costosi sono i fattori che vengono maggiormente percepiti come cause sociali della povertà. La mancanza di istruzione, di formazione o di competenze, nonché la povertà ereditaria e la dipendenza vengono maggiormente percepite come cause personali della povertà".

Quali sono le categorie più a rischio?
Il 56% degli intervistati ritiene che i disoccupati siano la categoria maggiormente a rischio. Il 41% ritiene che gli anziani siano la categoria più vulnerabile, mentre il basso livello di istruzione e la precarietà dell'impiego sono ritenute causa di povertà rispettivamente nel 31% e nel 29% delle risposte.
Il quadro descritto dai cittadini europei riprende esattamente le preoccupazione della Unione europea e gli interventi proposti dalla Commissione attraverso la formulazione di una nuova strategia: "UE 2020", che si basa sull'istruzione, la ricerca, l'innovazione e la creatività. In particolare si punterà sull'istruzione perché essa è in grado di rimediare alle disuguaglianze sociali ancora diffuse e all'emarginazione sociale.

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Il Trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona prevede che le politiche sociali rientrino tra le materie di competenza condivisa tra gli Stati membri e l'UE. Il Parlamento europeo e il Consiglio UE possono adottare solo misure per incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri (migliorando la conoscenza e gli scambi di informazioni, promuovendo approcci innovativi e valutando le esperienze fatte).

Il Titolo X del Trattato di Lisbona è dedicato alla Politica Sociale, nel testo del Trattato si legge che "L'Unione e gli Stati membri hanno come obiettivi la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l'emarginazione."
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, allegata al Trattato di Lisbona, garantisce la tutela dei diritti dei cittadini europei. In particolare l'art. 34 prevede la garanzia di un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti: "Al fine di lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, l'Unione riconosce e rispetta il diritto all'assistenza sociale e all'assistenza abitativa volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali".
Il Trattato afferma anche l'importanza del dialogo tra cittadini, associazioni pubbliche e Istituzioni dell'Unione al fine di rendere il cittadino partecipe delle decisioni europee.

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Gli obiettivi europei

L'Unione europea incoraggia gli Stati membri a concentrarsi su alcuni obiettivi.

 

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