Accordo anticontraffazione: le perplessità dei deputati
Un accordo internazionale per combattere la contraffazione che non comprende la Cina, sortirà alcun effetto? Il "mondo digitale" e il "mondo delle cose" dovrebbero avere le stesse regole? Coca-Cola e Champagne, sono da difendere allo stesso modo? Queste e altre, le domande emerse mercoledì nel dibattito su ACTA, l'intesa per contrastare la pirateria. Il commissario al Commercio ha ipotizzato il ritiro dell'UE dal tavolo dei negoziati.
Che cos'è ACTA
L'accordo anti-contraffazione (ACTA) dovrebbe "combattere su grande scala le trasgressioni ai diritti di proprietà intellettuale che hanno un significativo impatto commerciale", ha spiegato ieri al Parlamento il commissario europeo al Commercio De Gucht, incaricato di rappresentare l'UE al tavolo dei negoziati. L'Europa, gli Stati Uniti e altri nove paesi (Australia, Canada, Giappone, Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e Svizzera) hanno dato il via alle trattative nel 2007. Da allora, si sono tenuti 10 "rounds", e l'undicesimo, a fine settembre, potrebbe essere quello decisivo.
Ma, in Europa, come negli Stati Uniti, il trattato incontra forti resistenze: le principali critiche sono la mancanza di trasparenza dei negoziati, che si svolgono a porte chiuse e i cui testi non sono resi pubblici, e il rischio di mettere in pericolo la privacy e la protezione dei dati nel capitolo che riguarda internet e la pirateria online.
La battaglia del Parlamento
Il Parlamento europeo si è fatto portatore delle critiche, adottando, in marzo di quest'anno, una risoluzione che minacciava di "rivolgersi alla Corte di Giustizia europea", se la Commissione non avesse pubblicato il testo dei negoziati.
A seguito di questa presa di posizione e della Dichiarazione scritta che chiede trasparenza su ACTA e che ha ricevuto il sostegno di 377 europarlamentari, la Commissione ha pubblicato il 21 aprile i documenti rilevanti.
Possibilità che l'UE si ritiri dall'accordo
Ieri il commissario De Gucht è venuto a Strasburgo per informare il Parlamento delle ultime tappe del negoziato. Dopo aver esposto le questioni ancora aperte, ha annunciato che "se alla fine del processo l'UE sarà messa davanti a un trattato che non ha un gran valore aggiunto, dovremmo riconsiderare la nostra partecipazione".
Ma quali sono i problemi, e quali le maggiori preoccupazioni dei parlamentari? Ecco i principali.
Negoziati segreti
"Difficile esprimersi su un testo che non ci è dato vedere", ha esclamato Francesco Speroni (EFD), mentre il collega Verde Jan Philipp Albrecht ha parlato di un accordo "estremamente opaco, che alla fine rischia di contraddire il diritto comunitario".
Il commissario belga ha assicurato che il PE avrà accesso al testo prima di ogni eventuale firma da parte della Commissione.
Internet e diritto alla privacy
Nonostante le rassicurazioni di De Gucht, per cui ACTA "non ha niente a che vedere coi controlli sui computer o gli I-Pod, e non conterrà alcuna limitazione alle libertà individuali", i deputati ritengono che sia necessario restare "vigili" sulla questione della privacy.
Syed Kamall (ECR) ha distinto fra mondo digitale e mondo delle cose, sostenendo che "mentre il primo deve adattarsi ai cambiamenti e trovare nuove opportunità di business, nel mondo reale le industrie europee sono competitive in innovazione e design, che costano miliardi di euro, e i cui benefici non possono andare a profitto dei falsi".
Champagne e Coca-Cola
De Gucht ha ammesso che uno dei principali problemi per l'Europa è convincere gli altri paesi a includere nel trattato le Indicazioni Geografiche (Parmigiano, Champagne ecc.), alla stessa stregua dei marchi registrati. Questo è uno dei punti sensibili per l'UE, che vuole combattere l'agro-pirateria subita dai nostri prodotti nel mondo intero: "Champagne e Coca Cola devono essere tutelati allo steso modo", ha affermato Daniel Caspary (PPE) durante il dibattito.
Accesso ai medicinali
Altri dubbi riguardano l'accesso alle medicine generiche: "non si possono trattare allo stesso modo i farmaci generali e le medicine contraffatte", ha affermato Nicolò Rinaldi (ALDE): "l'accesso ai farmaci generici a prezzi ragionevoli nei paesi in via di sviluppo deve essere garantito nel testo".
I prossimi passi
A fine mese si terrà a Tokyo quello che potrebbe essere l'ultimo round. Ma i dubbi restano, al Parlamento e fuori: "Il 64% dei beni contraffatti in Europa arriva dalla Cina, che non è parte di ACTA. Siamo sicuri che firmare ha un senso per l'Unione?", ha concluso Rinaldi.






















