Nuove strategie nella lotta al cambiamento climatico: dopo Copenaghen
Da tempo l'UE sviluppa politiche ambientali per combattere efficacemente i cambiamenti climatici e con il suo "pacchetto 20/20/20" e il nuovo pacchetto "efficienza energetica" vuole limitare le temperature globali a +2° C rispetto a quelle dell'epoca preindustriale.

Da tempo l'UE sviluppa politiche ambientali per combattere efficacemente i cambiamenti climatici e con il suo "pacchetto 20/20/20", approvato nel dicembre del 2008, si è già impegnata a diminuire le emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, a derivare il 20% del consumo energetico da fonti rinnovabili e ad aumentare l'efficienza energetica del 20% entro il 2020.
Il traguardo di ottenere il 20% dell'energia dell'UE da fonti rinnovabili entro il 2020 sarà raggiunto anche attraverso rigidi obiettivi nazionali, che vanno dal 10% per Malta al 49% per la Svezia. Entro il 2020 tutti gli Stati membri dovranno raggiungere un obiettivo del 10% per i carburanti rinnovabili per il trasporto, quali l'idrogeno, i biocarburanti o l'elettricità verde per le automibili. Saranno ammissibili solo i biocarburanti conformi ai criteri di sostenibilità approvati.
L'impegno europeo non si è limitato al "pacchetto 20/20/20", infatti, sta per essere approvato il "pacchetto efficienza energetica" relativo al consumo di energia di edifici, elettrodomestici e pneumatici.
Il 25 novembre 2009, il Parlamento europeo ha approvato con 516 voti favorevoli, 92 contrari e 70 astensioni, una risoluzione con la quale ha chiesto la firma di un accordo giuridicamente vincolante sia per i Paesi sviluppati sia per quelli in via di sviluppo. Tale progetto è particolarmente ambizioso e, per tale ragione, l'Unione europea ha richiesto ai partecipanti al summit finanziamenti adeguati e sanzioni nel caso in cui non fossero raggiunti gli obiettivi previsti.
Il Trattato di Lisbona e la politica energetica europea
Tra le novità più importanti introdotte dal Trattato di Lisbona sul funzionamento dell'UE figurano il riconoscimento della competenza comunitaria in materia di energia come competenza concorrente e la previsione di un nuovo titolo XXI in materia energetica.
L'articolo 194 TFUE, previsto nel titolo XXI, definisce come scopi della politica energetica europea: il buon funzionamento del mercato interno dell´energia, la garanzia dell´approvvigionamento energetico e la preservazione dell´ambiente attraverso il risparmio energetico e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili.
L'introduzione di questo articolo porterà a un riconoscimento della natura globale e integrata della politica energetica europea, dove accanto al nucleo storico della dimensione interna dei mercati interni dell´elettricità e del gas, assumeranno un rilievo sempre maggiore la sostenibilità ambientale e la dimensione esterna dell´energia.
Gli atti comunitari in materia di energia saranno adottati secondo la procedura di co-decisione accrescendo cosi i poteri del Parlamento europeo nella formazione degli atti comunitari in materia di energia e contribuendo a rafforzare il ruolo dell´istituzione parlamentare nella dimensione esterna della politica energetica europea.
La competenza della Comunità in materia di sicurezza dell´approvvigionamento energetico, secondo il combinato disposto tra l´articolo 194 e l´articolo 122, comprenderà la possibilità di adottare misure di breve e lungo termine per fronteggiare i pericoli legati alla dipendenza energetica rispetto ai paesi terzi ed elaborare strategie sulla diversificazione delle fonti energetiche.
L'articolo 194 TFUE potrà dunque rivelarsi un importante strumento di garanzia per un approccio globale e coerente della legislazione europea e potrà offrire una nuova legittimazione politica all´azione dell´Unione in materia di energia.
L'accordo di Copenaghen

Nonostante tutti gli sforzi che sono stati promossi a livello comunitario in questo settore, i ministri dell'ambiente dei Ventisette sono stati unanimi nell´esprimere delusione e frustrazione per il contenuto della dichiarazione politica di Copenaghen perché non era questo l´accordo che occorreva per il clima. Oggi tutti guardano al futuro, nella speranza di conlcudere un accordo giuridicamente vincolante nel 2010.
Un accordo vincolante sarà proprio il principale obiettivo dell'attuale Presidenza dell'UE e la sessione informale del Consiglio Ambiente di Siviglia, che si terrà dal 15 al 17 gennaio 2010, darà modo ai Ventisette di proseguire la riflessione alla luce di un'analisi dettagliata dell'accordo di Copenaghen.
Rispetto al contesto geopolitico in cui si sono svolti i negoziati, il ministro svedese dell'ambiente ha affermato: "gli Stati Uniti e la Cina non volevano andare al di là di questo risultato che ho deplorato. L'accordo di Copenaghen è solo una prima tappa. Bisognerà andare decisamente più lontano. Sfrutteremo tutte le occasioni che ci saranno offerte per discutere dei progressi realizzati nell'ambito delle Nazioni unite e contribuire a un lavoro efficace".
L'accordo di Copenaghen è stato anche definito frustrante perché non riflette il lavoro intenso svolto dall'Unione e dalla società internazionale, ha ritenuto Teresa Ribera, ministro in carica dell'UE che ha dichiarato: "...grazie alle pressioni esercitate dall'UE esiste comunque una base di lavoro. Non rinunciamo a continuare nei prossimi mesi, per ottenere quello che manca: un trattato internazionale giuridicamente costrittivo con un livello di riduzione delle emissioni conforme ai rischi accertati".
Il termine del 31 gennaio 2010, cosi come stabilito dall'accordo per i paesi industrializzati affinché si impegnino su obiettivi quantificati di riduzione delle emissioni, è decisivo perché dovrebbe permettere di confermare i progressi per rispettare l'obiettivo dei 2° Celsius. Ma occorrono anche altri obiettivi che presuppongano un'azione concertata per dimezzare le emissioni entro il 2050, infatti, ha affermato che il Consiglio informale di Siviglia dovrà "definire meglio il piano d'azione per raggiungere questi obiettivi".
Tuttavia bisogna segnalare gli aspetti positivi che sono emersi dal vertice Copenaghen: il carattere globale dell'accordo, i 30 miliardi di dollari a favore dei paesi poveri che verranno stanziati entro il 2013, i 100 miliardi l'anno che verranno elargiti fino al 2020 e lo scambio di dati relativi alle emissioni.




















